Giuseppe Giacobazzi in scena a Riolo Terme giovedì 13
«Racconto chi sono anche per ringraziare il pubblico che dopo tanti anni mi vuole sempre bene e continua a seguirmi, in un certo senso glielo devo». Che Giuseppe Giacobazzi… pardòn, Andrea Sasdelli, fosse maturato si sapeva, ma il nuovo spettacolo del comico di Alfonsine Un po’ di me (genesi di un comico) lo dimostra fin dal titolo. E proprio col suo nuovo monologo, col quale gira l’Italia da qualche mese, Giacobazzi sarà al teatro Comunale di Riolo Terme giovedì 13 marzo alle 21, per la seconda tappa della mini-stagione «sperimentale» curata dal management di Ridens.
«E’ uno spettacolo che dura due ore abbondanti, come già il precedente Apocalypse – spiega il comico, che oggi si sta dedicando soprattutto a portare sul palco questo monologo -. In scena io sono sempre Giuseppe Giacobazzi, ma soprattutto nella seconda parte racconto molte cose di Andrea Sasdelli. Con la maturità diciamo pure che ho capito chiaramente che sono la stessa persona».
E il pubblico come la prende?
«La prende ma in effetti è anche un po’ spiazzato. Mi addentro anche in racconti piuttosto intimi che forse in tanti non si aspettavano».
Ma è vero che mentre nasceva tua figlia tu eri fuori a fumare?
«Sì, naturalmente, con gli altri uomini di una volta come me, in fondo sono un tradizionalista – ride, nda -. E comunque è stata anche una scelta strategica condivisa dalla madre, ci mancherebbe. Lei sa benissimo come reagisco alla tensione altrui: mettendogliene addosso dell’altra!».
Nella prima parte del monologo parli però molto di tv…
«Non si può non parlarne, me ne occupo da sempre e lo spettacolo deve trattare anche di attualità, quindi in pratica faccio una cronaca della tv di oggi, con quei programmi incredibili dove le donne scoprono di essere incinte post-parto e dove si comprano delle ville con “solo” tre milioni di dollari…».
E com’è la tv italiana di oggi?
«Troppo rapida, quasi sfuggente. E ovviamente a discapito della qualità. Non è per fare il vecchio brontolone, ma una volta Aldo Fabrizi poteva stare in tv per un quarto d’ora e faceva monologhi bellissimi, oggi un tempo simile a disposizione ce l’hanno in pochissimi».
E la tv locale nostrana, che conosci bene?
«Di quella parlavo soprattutto in Apocalypse. Di certo è in difficoltà e l’effetto peggiore della crisi è che praticamente non si produce più, a parte qualche programma sportivo. Il varietà locale non c’è più si importano dei format, ed è un vero peccato perché quelle tv sono state delle autentiche officine di presentatori, comici, ballerini e musicisti».
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