Claudio Casadio racconta la sua «Oscura Immensità» al Rossini di Lugo con Scarpati
Elena Nencini
Comincia dal Teatro Rossini di Lugo (dal 17 al 19 gennaio ore 20.30, domenica 19 anche ore 16) la tournée teatrale di Oscura immensità, lo spettacolo tratto da un romanzo di Massimo Carlotto che vede in scena Giulio Scarpati e Claudio Casadio diretti da Alessandro Gassman.
70 le tappe della tournée tra cui, oltre alla Romagna, anche Roma, Genova, Torino e Lugano, per uno spettacolo che indaga , con uno sguardo neutrale e inquietante, le pieghe di un'umanità senza speranza, dove il confine tra bene e male è sottile e da vittime si diventa carnefici.
A parlare dello spettacolo è Claudio Casadio, una delle anime di Accademia Perduta/Romagna Teatro.
Casadio, come è il suo ruolo?
«E' un ruolo molto bello, interpreto Raffaello, un balordo, uno che ha sempre vissuto ai margini. Durante una rapina uccide una donna e un bambino di 8 anni e gli danno l'ergastolo. Mentre è in carcere scopre di essere malato di cancro e da lì comincia na riflessione sulla sua vita e il successivo pentimento. Chiede quindi al marito della vittima di essere perdonato. Raffaello ha una grande durezza e crudeltà che si trasforma nel corso dello spettacolo, facendone un personaggio sfaccettato.
Lei e Giulio Scarpati siete due personaggi all'opposto, anche fisicamente, Scarpati biondo e più esile, lei moro e più massiccio.
«Gassman ha scelto una persona completamente diversa da me, sia come carriera che fisicamente. In scena facciamo due monologhi, ognuno ha la sua strada, il suo percorso. Il personaggio di Giulio non è riuscito a perdonare e diventa poi il cattivo mentre io faccio il percorso contrario. Sul palco ci completiamo».
Le è mai capitato di chiedere il perdono di qualcuno?
«Cercato proprio il perdono no, ma di pentirmi si. Se sbaglio riesco a chiedere mi dispiace, ho imparato molto a perdonare perché il perdono è una forza immensa. Vivere con una grande rabbia fa male».
Come è lavorare con Gassman?
«Alessandro aveva visto il film di Diritti e gli sono piaciuto molto. Ci diciamo che questo spettacolo funziona perché è l'incontro di strade diverse. È un regista attento ed essendo lui stesso attore ci ha lasciato fare. Mi ha fatto inserire un pezzo in dialetto, il ruolo me lo ha proprio cucito addosso. È riuscito a creare un'alchimia di storie diverse».
Emozionato da questa tournée?
«La Romagna ha risposto molto bene e poi partiamo proprio da Lugo da dove ho cominciato la mia carriera, giovanissimo con il regista Antonio Taglioni. Mi emoziona molto ricominciare da qui».
Progetti per il futuro?
«Ho un nuovo testo di Carlotto e spero di trovare i compagni per questa nuova avventura. E' sempre una storia di persone comuni trascinate dagli eventi, uomini che vivono ai bordi della società. Non posso dire molto ma è un bellissimo testo ambientato a Rimini».
Incontro con i due attori sabato 18 gennaio alle ore 18 al Teatro Rossini.