Agricoltura, nei campi si contano i tanti danni da maltempo. Parlano gli imprenditori
L’estate sembra prendersela comoda: violenti temporali, nubifragi, grandine, raffiche di vento con temperature al disotto delle medie stagionali stanno provocando parecchi guai nelle campagne dove siamo in piena stagione produttiva. Dalla collina al mare la grandine ha falciato, a macchia di leopardo, intere produzioni al punto che, secondo le primissime stime di Coldiretti Ravenna, gli ettari colpiti sarebbero diverse centinaia. «Il repentino capovolgersi del tempo è una conferma dei cambiamenti climatici in atto - precisa Coldiretti - che si manifestano con sfasamenti stagionali ed eventi estremi: precipitazioni brevi e violente accompagnate anche da grandinate intense con pesanti ripercussioni sull’agricoltura, sul reddito delle aziende, sull’economia e l’occupazione di interi territori».
Tra le calamità la grandine è sicuramente la più temuta nelle campagne, specie in questa stagione perché «provoca danni irreparabili alle coltivazioni vanificando il lavoro di un intero anno». Ravenna e Cervia sono state le più colpite perché bersagliate per ben due domeniche consecutive con forti raffiche di vento, intensi rovesci e grandine che ha ‘falciato’ grano, cereali, colture orticole e frutta. Se la prima grandinata ha colpito duramente soprattutto la zona tra Castiglione e Villa Inferno, scoperchiando serre e trinciando grano e orticole, quella di domenica scorsa «di breve durata e con chicchi grandi come biglie - racconta Alessandro Lualdi, imprenditore agricolo di Cervia - è stata talmente intensa da distruggere completamente i fagiolini e compromettere grano e colture da seme. Valutare ora l’entità del danno economico è impossibile, perché mentre nelle piante da frutto i guai provocati dalla grandine sono pienamente visibili, con il seminativo abbiamo la speranza che la pianta possa nuovamente germogliare. Non vale per tutte le produzioni però: il fagiolino, ad esempio, è andato perso al 100%».
Danni ingenti sono stati registrati anche nell’alto faentino dove l’8 giugno scorso una lunga e violenta grandinata ha colpito Tebano, Villa Vezzano, Zattaglia, Biancanigo e Castel Bolognese. «Da un primo monitoraggio - precisa Coldiretti - risultano danneggiate strutture, serre e coltivazioni, sia arboree, con impianti fortemente compromessi o completamente defoliati, sia erbacee, con gravi perdite in quelle in avanzata fase di maturazione. Particolarmente colpite le coltivazioni in piena stagione produttiva: cereali, colture orticole e frutta, ma si registrano danni anche a vigneti».
Dove la grandine ha colpito, insomma, il danno rasenta in parecchi casi il 100% come per Tiziano Zaniboni, titolare di un’azienda agricola di undici ettari tutti a frutteto sopra Tebano. «Per il secondo anno consecutivo - racconta - la grandine si è portata via il 90% di pesche e nettarine poco prima che iniziassimo a raccoglierle».
Resterebbe la copertura assicurativa ma anche qui i problemi sembrano non finire. «Il Piano Assicurativo Individuale introdotto quest’anno dal Ministero mi ha di fatto impedito di assicurare metà della produzione di albicocche (circa 400 quintali) aggiungendo al danno anche la beffa, senza contare che in ogni caso l’assicurazione non copre al 100%».
Nel frattempo i tecnici sono all’opera per accertare le reali perdite economiche e Coldiretti ha inviato un primo report a Regione e Comune per verificare se ci sono le condizioni per dichiarare lo stato di calamità.
Barbara Fichera