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Silvia Manzani
«La scuola vuota è triste, sono contenta che i ragazzi, anche se in formazione ridotta, siano di nuovo in classe. Peccato che l’orizzonte temporale che abbiamo davanti sia così breve da non consentirci di ragionare, per il momento, su soluzioni alternative a quelle che abbiamo trovato». Giuseppina Di Massa è la dirigente del liceo classico «Dante Alighieri» di Ravenna. Il 18 gennaio le sue classi sono rientrate tutte ma ognuna con la metà degli studenti: «L’altra metà segue le lezioni a distanza, in modo che sia garantito un maggiore distanziamento all’interno delle aule. Questa è l’opzione che ci sembrava facesse più rima con sicurezza. La situazione è tranquilla, non sto notando assembramenti e i ragazzi riferiscono che anche sugli autobus non si sta verificando quello che era successo a settembre, anche grazie a un aumento dei mezzi». Per il momento i ragazzi vanno a scuola tre giorni e ne restano a casa altri tre: «Sappiamo benissimo che l’andamento epidemiologico non consente di poter programmare troppo in avanti le cose. Dunque sostiamo in questa situazione innaturale, che crea disorientamento tra molti. Ecco perché credo che il compito di noi adulti, che siamo insegnanti o genitori, sia quello di rassicurare gli studenti, proteggendoli ma al tempo stesso facendo in modo che recuperino un minimo di socialità. Tutto quel che avviene in questo momento è in buona parte comprensibile». A causa di alcune situazioni di quarantena, il dato inviato all’Ufficio scolastico provinciale, nei primi giorni della prima settimana di rientro, sulle presenze, parla di circa 570 ragazzi sui 1.300 totali: «Avevamo già pensato che chi frequenta la prima o la quinta potesse avere la disponibilità di seguire un numero maggiore di ore in presenza rispetto agli altri, come tra l’altro prevedeva il Dpcm di novembre. Ma aspettiamo di capire l’evolversi delle cose».
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