Massimo De Tomasi della Eurocart: «Nel settore delle sagre il 2020 è a fatturato zero»

«La parte di fatturato legata nello specifico alle sagre è passata dal 100% allo 0%. Non allo 0,2 o 0,3, ma proprio allo 0,0, per capirci». Massimo De Tomasi, imprenditore faentino titolare della Eurocart di Castello d’Argile (Bo), non è uomo che di per sé ami le uscite tranchant: sono semplicemente i numeri che non danno adito a fraintendimenti. La sua azienda, attiva da 35 anni nel settore del packaging per la ristorazione, ha accusato indirettamente il colpo dello stop a eventi e assembramenti dovuto al Coronavirus, perché tra i clienti di Eurocart figurano anche tantissime feste e sagre, del nostro territorio e non, che qui si riforniscono di piatti e posate sempre più biodegradabili, in ottemperanza alle nuove leggi e quindi con un occhio di riguardo per l’ambiente. Un dettaglio che spesso sfugge quando si pensa alle sagre, come può sfuggire l’idea che, siccome le sagre sono volontaristiche, in termini economici e lavorativi la loro latitanza abbia un impatto concreto.
«Da diversi anni collaboriamo con molte associazioni del Comitato Feste e Sagre - spiega Massimo De Tomasi -, ma lavoriamo anche in altri settori».
Di cosa vi occupate, nello specifico?
«Facciamo tutto nel settore del packaging, e quindi oltre alle sagre lavoriamo per i ristoranti, il catering, l’industria e la grande distribuzione».
Eventi e sagre sono il settore più colpito?
«Sì, più degli altri. Chiaramente anche la ristorazione ha subìto un brusco e inatteso stop, ma ora stiamo vedendo una ripartenza. Che è lenta, in linea con le attese, ma c’è».
Sui prodotti biodegradabili le richieste sono in aumento?
«Sì, siamo partiti timidamente da circa sette anni e il trend di crescita è netto. L’anno prossimo la legge renderà obbligatori questi materiali, per la tutela ambientale, e già da tempo tanti clienti ne fanno richiesta. L’estate 2020 sarebbe stata, nelle attese, già un’estate biodegradabile al 100%».
Lo stop alle sagre comporta rischi lavorativi concreti alla vostra azienda?
«Siamo una grande azienda e il settore delle feste vale all’incirca il 25% del fatturato. E’ una percentuale importante, ma non tale da mettere a rischio posti di lavoro, Tanti dipendenti, comunque, sono in cassa integrazione. Sono poi colpiti i nostri agenti, ossia le persone che concretamente stipulano i contratti per le sagre. In ultimo ci sono i nostri magazzini, strapieni perché l’estate è una stagione intensa e va affrontata con le necessarie tempistiche. Diciamo che eravamo coperti per 2-3 mesi di eventi, che sono saltati, lasciandoci il magazzino pieno e i fornitori da pagare. Per fortuna si tratta di prodotti, quelli destinati alle sagre, che non hanno la scadenza a un anno, perché nel biodegradabile ci sono anche quelli, ma destinati ad altri settori, che stanno lavorando».
Prospettive sull’estate degli eventi?
«Nel settore delle sagre diciamo che per quest’anno andrà bene se andrà male, e non malissimo». (f.sav.)