Ceramica nel distretto faentino, mercato ormai fermo da un anno, India e Spagna corrono e il rischio dazi frena

Mercato della ceramica fermo o quasi, risente molto di alcuni fattori che da fine 2023 hanno inciso molto sull’andamento generale, compreso quindi anche il distretto faentino che occupa poco meno di un migliaio di lavoratori. Si salva solo la Cerdomus di Castel Bolognese, che continua a crescere, mentre per tutte le altre realtà del territorio freno a mano tirato in questi ultimi 15 mesi, con la prospettiva che il 2025 rischi di diventare il secondo lungo anno di crescita negativa. Dopo il 2021 e 2022 in cui il mercato era tornato a correre, dopo i postumi della Pandemia, oggi il quadro è molto diverso, come già testimoniato nei mesi passati anche da Confindustria ceramica. Pochi giorni fa si è riunito l’Osservatorio di settore di Confindustria anche con i sindacati, dal quale è uscito un quedro dalle tinte fosche.
CONFINDUSTRIA
Il preconsuntivo 2024 elaborato da Prometeia evidenzia per l’industria italiana delle piastrelle di ceramica un lieve incremento, con volumi di vendite intorno ai 376 milioni di metri quadrati (+1,9% rispetto al 2023), derivanti da esportazioni nell’ordine di 291 milioni di metri quadrati (+2,4%) e vendite sul mercato domestico prossime agli 85 milioni di metri quadrati (+0,3%). A fronte di dinamiche complessivamente stagnanti sui mercati europei, recuperano le vendite in Nord America e Asia. Rispetto ai dati pre pandemici, la flessione dei volumi è nell’ordine del -7,5%. Il dato di preconsuntivo della produzione è stimato in contrazione del -2%. L’Osservatorio, che riunisce i componenti della Commissione sindacale di Confindustria Ceramica, i segretari e i funzionari delle principali organizzazioni sindacali a livello nazionale, regionale e provinciale, oltre ai rappresentanti dei lavoratori dell’industria ceramica, ha posto al centro dell’attenzione la necessità di tutelare la competitività del settore per continuare a garantire posti di lavoro di qualità. «L’incontro ha rappresentato un’opportunità per analizzare gli andamenti del comparto e per confrontarsi sulle possibili azioni congiunte da presentare alle istituzioni, con l’obiettivo di preservare e valorizzare l’eccellenza dell’industria ceramica italiana».
CGIL RAVENNA
«Le notizie non sono buone – sottolinea Monica Ottaviani della Cgil Ravenna -, il mercato è fermo, solo poche aziende vanno bene come ad esempio la Cerdomus, con la quale abbiamo aperto un confronto per il rinnovo del contratto integrativo. Sul resto il quadro è stagnante, tutte hanno ripreso dopo le lunghe soste per le festività di fine 2024, solo Italcer ha riattivato la produzione in questi giorni perché doveva terminare i lavori per un investimento importante all’interno dell’azienda. I dati sulla produzione 2024 sono magri, siamo tornati ai livelli pre Pandemia, si fa sentire molto la concorrenza della Spagna e soprattutto quella “sleale” dell’India, dove producono a un costo molto più basso del nostro e non rispettano le norme ambientali che invece ci sono in Europa». (m.p.)