Faenza, la storia di Giulia, la modella sub che fa i Mondiali: "Un'arte posare sotto'acqua"

Fabrizia Montanari - Avete in mente le sirene? Sì, proprio quelle delle fiabe, metà donne e metà pesci, che fluttuano libere nell’acqua per poi riemergere e deliziare gli umani coi loro bellissimi sorrisi. Giulia, di tanto in tanto, è una di loro. 30 anni, faentina, ex syncronette nonché istruttrice di nuoto e nuoto sincronizzato, è una ragazza positiva, ottimista e molto paziente che nell’acqua si trova a suo agio come sulla terraferma e in entrambi gli elementi dà il meglio di sé. Se infatti nella vita di tutti i giorni è una giovane imprenditrice che ormai già da sette anni gestisce, insieme alla famiglia, il campeggio con ristorante, bungalow e piscina «La Luna sul Trebbio» tra Faenza e Modigliana, nel tempo libero è una modella di foto subacquee, in questi giorni a Porto Ferraio all’Isola d’Elba col team composto dai fotografi Marco Bollettinari, Andrea Giulianini e Fabio Iardino, dove si stanno svolgendo i campionati italiani.
Giulia, com’è cominciata la sua carriera subacquea?
«Ho sempre amato l’acqua fin da piccola e, durante le scuole superiori, sono capitata per caso e curiosità nella squadra del nuoto sincronizzato, all’epoca (i primi anni 2000) una vera novità a Faenza; mi sono subito appassionata al syncro e da allora la piscina è diventata la mia seconda casa. L’anno scorso mi sono avvicinata all’apnea e quando, a febbraio, è stata organizzata nella mia città una competizione internazionale di fotografia subacquea indoor, che da 18 anni mancava in Italia, è iniziata la mia avventura all’interno della società. (La divisione foto subacquea fa capo alla società unica Co.Gi Sport che gestisce nuoto, nuoto sincronizzato, pallanuoto, fitness e sub, ndr)».
Quali sono le caratteristiche imprescindibili per una modella sub?
«Occorre stare a lungo in posa sott’acqua, quindi bisogna avere capacità di coordinazione, di mantenere una certa espressione, magari restando ad occhi aperti senza occhialini, non avere fastidio per l’acqua nelle narici, sorridere senza far uscire le bolle e tutto questo anche per tre ore consecutive alla volta. Il freddo è poi una variabile da tenere in considerazione perché le modelle, almeno in piscina, non indossano la muta bensì il costume di scena. Insomma, bisogna sentirsi a proprio agio, in acqua come in superficie, per questo il primo posto nel quale i fotografi hanno cercato una modella per la competizione, è stato nella squadra di nuoto sincronizzato».
Come funziona uno «shooting» sott’acqua?
«Assomiglia ad uno fuori: si studiano i temi, si inventa una possibile scena, si preparano trucchi e costumi e si cerca di capire come realizzare materialmente le foto, ovvero trovare la giusta angolazione per gambe, braccia, dita, sguardo, posizionando ogni volta diversamente l’obiettivo o la potenza del flash per stabilire l’effetto migliore».
Qual è stata la posa per lei più impegnativa?
«Quella in cui mi affaccio dalle profondità dell’acqua in un primo piano dallo sguardo curioso; essendo disagevole tornare sempre in superficie per respirare, già dalle prove il nostro assistente Andrea (Giulianini, faentino, campione di fotografia subacquea, oggi insegnante federale, ndr) si è dotato di una bombola d’aria con due erogatori, uno per sé ed uno per me. Siamo rimasti in profondità a lungo, il che può anche apparire angosciante, ma l’importante è restare concentrati su quel che si sta facendo in ogni singolo momento».
La «carriera» di modella subacquea non è molto comune: ci sono altre ragazze a Faenza che si cimentano in questa realtà?
«Si, Rosa Donati, moglie di Andrea, che lo ha seguito e sostenuto nei suoi successi e Edgarda Padovani, ora insegnante di apnea».