Damiano Ventura
Notte di roghi e di fuochi, notte di gotti e di bisò. E’ suggestiva quanto magica la notte in cui ogni anno, come da copione, si consumano nella piazza faentina i festeggiamenti rionali per la fine dell’anno paliesco. Allo scoccare della mezzanotte di giovedì 5 gennaio verrà appiccato il fuoco al maestoso e ridente fantoccio vestito di rosso, e le speranze degli altri quattro rioni, tradite nel giugno passato, lasceranno il posto a rinnovate ambizioni di gloria. Le tradizioni che accompagnano la Nott de Bisò sono innumerevoli e rassicuranti, così come sono numerose le leggende che alleggiano su di essa.
Un esempio. Leggenda vuole che la direzione in cui cadrà la testa di Annibale avvolta dalle fiamme possa indicare, o quanto meno propiziare, il rione futuro vincitore; per questo motivo, la suddetta caduta viene annualmente accolta da cori festanti e frastornanti strilli di gioia provenienti ora da questo ora dall’altro angolo della piazza del Popolo.
Per quanto riguarda il rogo, è tradizione che ad appiccarlo sia una figura importante, appartenente al rione vincitore. In passato furono numerosi i personaggi che ebbero tale delicato incarico: il caporione, il capitano, il cavaliere vincitore della giostra, e via discorrendo. Corre però voce che nel corso degli anni alcuni cavalieri rifiutarono la proposta di dare alle fiamme il Niballo che simbolicamente avevano vinto qualche mese prima. Fortunatamente, negli ultimi anni messer Diafaldi del Rione Verde ha accolto con orgoglio l’invito e si è presentato con le due fiaccole in mano al suggestivo appuntamento sotto al fantoccio.
Quest’anno il capo rione del Rosso ha avuto la stessa idea, nonostante avesse promesso la stessa cosa anche ad un suo stretto collaboratore. Indeciso sul da farsi, il capo rione ha avanzato un singolare dubbio: se le fiaccole sono due, non potrebbero contemporaneamente innescare il rogo due persone? Domanda azzeccata, ma tradizione spietata. Così anche per il 2017 la Nott de Bisò continuerà ad avere per «incendiario» una sola persona.
Prima della mezzanotte però c’è anche un’altra tradizione: il lancio dei palloncini colorati che porteranno in ogni dove i biglietti d’ingresso gratuiti al Palio 2017. Nel 2006 a trovare uno di quei biglietti attaccato a un palloncino fu il signor Verhavert, abitante di Schellebelle, cittadina distante 40 km da Bruxelles.
Ancor prima del lancio dei palloncini è immancabile l’arrivo del fantoccio su un carro trainato dai buoi, tradizione sempre rispettata con un’eccezione. In un caso, negli anni ‘90 i buoi non arrivarono in piazza del Popolo e si decise di fare entrare il Niballo trainato da un trattore, il cui rombo poco c’entrava con gli squilli delle chiarine e il suono greve dei tamburi che l’accompagnarono.
Anche per quanto riguarda la manifestazione vi fu un’eccezione: correva l’anno 1985 e i rioni, in rottura con l’amministrazione comunale, disertarono la Nott de Bisò con sommo stupore dei cittadini che si sentirono defraudati.
Infine il più grande mistero riguarda l’etimologia del termine Bisò, che si perderebbe tra il tedesco bischof, l’inglese bishop, il francese bisò o più semplicemente il romagnolo bisò «su bevi – bevi su».