Massimiliano Baravelli
Lo avevamo scoperto su Tele+, a metà anni ’90, telecronista di basket universitario americano; lo abbiamo ritrovato, quasi 20 anni dopo, sui canali Sky a raccontare bellissime storie di sport. Ora però Federico Buffa, 57enne giornalista milanese, ha compiuto un’ulteriore transizione, forse quella più complessa: è diventato attore, e lo vedremo in scena al pala Costa di Ravenna martedì 31 maggio con lo spettacolo «Le Olimpiadi del 1936».
«Attore è una parola molto grossa - attacca Buffa -, provo a stare sul palco. E più che una transizione è stata un vero trauma, perché rispetto alla televisione è tutto molto diverso, molto più vero e diretto. Ma grazie all’aiuto di molti, e soprattutto dei due registi Emilio Russo e Caterina Spadaro, posso dire che l’esperimento è riuscito. Mi costa ancora fatica e stress salire sul palco, ma siamo arrivati a 63 rappresentazioni, e in autunno ne faremo altrettante, cosa che non succede molto spesso».
Quindi ti rivedremo ancora nelle vesti di attore?
«Diciamo che ci ho preso gusto e mi piacerebbe continuare se ci sarà la possibilità».
Anche perché, tutto sommato, quello che hai fatto su Sky negli ultimi tre anni era sicuramente una via di mezzo tra giornalismo e recitazione.
«Scuramente, tanto che i due registi hanno deciso di contattarmi proprio dopo avermi visto raccontare sport in tv».
La scelta del testo è tua?
«Io ho chiesto espressamente di portare in scena le Olimpiadi del 1936, perché è un argomento che ritengo davvero molto interessante, anzi fondamentale; poi il testo e i dialoghi li hanno scritti Emilio Russo, Ivan Sica e Paolo Frusta».
Chi credeva che il tuo background sportivo affondasse le radici solo nel basket si sbagliava di grosso…
«In realtà come quasi tutti i bambini italiani, specie quelli degli anni ’60 come me, sono cresciuti esclusivamente con il calcio. Io poi avevo una madre decisamente milanista, e non potevo sfuggire alla sua influenza. L’amore per il basket è arrivato con l’adolescenza. Ed è stato quasi totalizzate, per molti anni. Ma non ho mai smesso di seguire gli altri sport. Quando Sky mi ha chiesto di raccontare storie sportive, era inevitabile puntare sul calcio, siamo in Italia…».
Il tuo modo di raccontare lo sport è evidentemente peculiare, ma ci sono altri giornalisti sportivi che magari ti possono aver influenzato: penso ad Emanuela Audisio e Gianni Clerici.
«Stimo entrambi, ma devo dire che Clerici è una persona che ho avuto modo di conoscere e frequentare ed è da lui che penso di aver imparato parecchio. Gianni sa raccontare storie di vita e di sport come nessun’altro. Però il mio riferimento televisivo è stato Philippe Daverio e la sua trasmissione Passepartout: volevo fare qualcosa di simile, ma in ambito sportivo».
Chiudiamo con qualcosa di più prosaico: chi vince il titolo Nba?
«Domanda difficile. Se passa Oklahoma forse Cleveland ha delle chance in più, se Golden State ribalta la serie contro Lebron e soci li vedo favoriti causa accoppiamenti migliori. Comunque anche Toronto non ha ancora perso…».